In un futuro non troppo lontano anche il concetto di pianta, per come la si intende nel gergo comune, potrebbe esssere messa in discussione.
La pianta "biomeccanica", un dispositivo di nuova concezione sviluppato dai ricercatori del California Institute of Technology che, con un processo simile alla fotosintesi clorofilliana, trasformerà una miscela di elementi tra cui : energia solare, acqua e anidride carbonica in idrogeno impiegato, quest' ultimo, nell'alimentazione di celle a combustibile per la produzione di energia elettrica.
Un reattore semplice che,imitando il comportamento delle piante, riesce a sfruttare i raggi del sole per la produzione di syngas (o gas di sintesi),il termine è un portmanteau che nasce dall'unione delle due parole "synthetis" e "gas" ed indica non un gas vero e proprio, bensì una miscela di gas, essenzialmente monossido di carbonio (CO) e idrogeno (H2), con la presenza in quantità variabile anche di metano (CH4) e anidride carbonica (CO2).
La macchina è stata messa a punto dalla dottoressa Sossina Haile e da un team di scienziati svizzeri ed è in grado di ricavare l'idrogeno a partire dall'acqua grazie alla dissociazione termochimica, un procedimento a basso costo e a basso impatto ambientale.Il prototipo utilizza un sistema di lenti e specchi per concentrare l'energia del Sole in un cilindro rivestito di cerio, un raro ossido metallico (è il più abbondante tra i metalli rari) il cui comportamento varia in funzione della temperatura (emette ossigeno quando si scalda e lo assorbe quando si raffredda).
Quando all'interno del cilindro arroventato dal Sole vengono immesse acqua e CO2 il cerio si raffredda. Perdendo calore "strappa" atomi di ossigeno all'acqua, liberando così monossido di carbonio (CO) e idrogeno (H2).
Quest'ultimo può essere catturato, immagazzinato e utilizzato come carburante, per esempio nelle celle combustibile che alimentano le autovetture. Inoltre, la miscela di H2 e CO, cioé il gas di sintesi, può essere direttamente utilizzato come combustibile. Non solo: secondo i ricercatori con lo stesso dispositivo e un procedimento simile sarebbe possibile ottenere addirittura metano.Il prototipo della Haile è però altamente inefficiente: attualmente riesce a trasformare solo lo 0,7-0,8% dell'energia solare che entra nel sistema (la restante parte viene dispersa sotto forma di calore). I ricercatori contano, però, di arrivare al 19%, migliorando l'isolamento della macchina e riducendo le dispersioni.
Questo rendimento dovrebbe essere sufficiente per uno sviluppo commerciale del dispositivo.Secondo la dott. Haile nel giro di qualche anno potrebbero sorgere grandi impianti che sfruttano questa tecnologia 24 ore su 24: di giorno grazie alla luce solare diretta e di notte grazie al calore conservato in grandi "serbatoi di caldo", speciali contenitori di sali sciolti che durante la notte cedono l'energia termica assorbita durante il giorno."Ci troviamo di fronte ad un grande problema energetico e dobbiamo pensare in grande" ha commentato la Professoressa Sossina Haile a capo del gruppo di ricerca.Alla base del successo un metallo, il cerio, facilmente reperibile e comune come il rame e pertanto anche poco costoso, al contrario del platino normalmente impiegato come catalizzatore energetico. "Non ci sono costi proibitivi nel nostro progetto" ha riferito la Haile "E c'è un'abbondanza di cerio a disposizione di questa tecnologia dando così un importante contributo al settore globale del rifornimento di carburanti".Secondo i primi calcoli un reattore di questo tipo posizionato sul tetto di un'abitazione potrebbe generare una media di tre galloni di carburante al giorno, per poi essere utilizzato per alimentare i mezzi di trasporto o per lo stoccaggio dell'energia solare, garantendo un'importante riserva di combustibile da impiegare nei momenti di picco della domanda energetica.



Il nuovo gas sintetico prodotto mediante radazione solare. Una possibile svolta.




