Si chiama "Archimede",in onore al matematico ed inventore Siracusano nato nel 287 a.c.,la prima centrale solare termodinamica che impiega l'innovativa tecnologia dei sali fusi, integrata con un impianto termoelettrico a ciclo combinato.

E' un progetto sviluppato nel 2001 dall'Enea spinto da un ambizioso programma di ricerca. Il progetto trae spunto da un impianto già esistente, quello termoelettrico dell'Enel a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa .

 


solaretermodinamico2L'impianto convoglia l'energia termica, proveniente dal sole, mediante una serie di specchi parabolici, per un'ammontare di circa 199.000 mila metri quadrati.Gli specchi, sfruttando le leggi della riflessione, concentrano i raggi del sole su speciali tubazioni che percorrono il "campo" di produzione per una lunghezza totale di circa 5.400 metri.

 

Le tubazioni, che rappresentano il fuoco degli specchi, sono percorse da un particolare fluido che viene riscaldato raggiungendo alte temperature e poi convogliato in appositi serbatoi ed impiegato per alimentare un generatore di vapore,quest' ultimo muove poi le turbine della centrale a ciclo combinato e produce energia elettrica.  

La sostanziale differenza tra l'impianto di Priolo e le altre comuni centrali è nel tipo di fluido che percorre le tubazioni, mentre  le altre centrali solari termodinamiche impiegano un olio minerale che non supera la temperatura di 390°, l'impianto siciliano utilizza un'innovativa tecnologia che sfrutta dei sali fusi (una miscela di nitrati di sodio e potassio) che consentono di lavorare ad altissime temperature, comprese tra 290 e 550 °C, senza rischi per l'ambiente e con costi ridotti, ed ancora , l'elevata temperatura, permette all'impianto di restare in funzione quasi a ciclo continuo, senza doversi fermare nelle ore di buio o in caso di nuvole. Le alte temperature di esercizio vengono ottenute grazie a innovativi tubi ricevitori sviluppati da Enea e prodotti a livello industriale in Italia da Angelantoni S.p.a.. Il progetto di Enea ha consentito così di sviluppare componenti e tecnologia interamente nazionali, sopperendo a quella problematica tipica delle energie rinnovabili, che ha visto le nostre aziende perdere terreno in questi primi importanti anni di start-up rispetto alle più concorrenziali aziende straniere, in particolare asiatiche.Inoltre, la partecipazione di un colosso come Siemens al progetto italiano conferma le grandi prospettive del solare termodinamico e in particolare del termodinamico a sali fusi. Anche in vista del grande progetto denominato Desertech ed avviato da un cartello di grandi imprese europee (tedesche in primo luogo) per realizzare decine di impianti di questo tipo nell'Africa settentrionale e sahariana.Usando la medesima tecnologia di base si possono realizzare piccoli impianti destinati a servire isole o località difficilmente raggiungibili, oppure vere e proprie centrali collegate alla rete.

 

Oltre che per la produzione di elettricità, il calore accumulato potrebbe anche essere usato in processi industriali come la produzione di vari derivati del petrolio o di gas artificiale.

 

Alcuni numeri che rendono l'idea del la grandezza del sito: è composto da 360 specchi per una superficie totale di 199.000 m2, 179,4 GWh di energia termica raccolta annualmente e 59,2 GWh di energia elettrica prodotta, sempre, annualmente. Ben 13 milioni di Kg di petrolio risparmiati per un costo totale di 50 milioni di Euro.